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Spesso essere precisi sul significato delle parole non vuol dire “voler trovare il pelo nell’uovo“, ma semplicemente chiarire dei passaggi che potrebbero portare a futuri fraintendimenti o imprevisti. Questo post è un piccolo chiarimento sulla differenza tra “Telelavoro” e “Smart working“, perchè per qualcuno potrebbe fare la differenza saperlo, sia a livello organizzativo che economico.

 

Alla fine di questo post ci saranno riferimenti per approfondire ancor di più l’argomento, ma di seguito condividiamo le informazioni principali.

 

Differenza sostanziale tra i due:

Telelavoro: Gestione del lavoro da un luogo preciso, scelto e coordinato insieme all’azienda (prevede che il dipendente lavori tipicamente da casa e che ci sia di norma un solo rientro a settimana nel posto di lavoro tradizionale).

Smart working: Gestione del lavoro in modo agile, senza bisogno di un luogo fisso (il lavoratore dipendente svolge la sua prestazione lavorativa con totale autonomia organizzativa senza avere una postazione fissa).

 

Il telelavoro è attuabile nelle seguenti modalità:

– Telelavoro domiciliare: il prestatore opera dal suo domicilio.

– Telelavoro da “centro satellite“: la prestazione è resa in una filiale appositamente creata dall’azienda.

– Telelavoro mobile: la prestazione si svolge per mezzo di un PC portatile e di altri strumenti mobili (cellulari, palmari, ecc.).

– Si tratta di modalità diffusa principalmente tra lavoratore autonomo ed azienda, per mezzo di lavoro a progetto.

– Telelavoro da telecentri o telecottages: il telelavoro è svolto in appositi centri creati per lo scopo da un consorzio di aziende, da una azienda singola o anche da enti pubblici.

– Remotizzazione: il telelavoro è svolto da più persone che si trovano in luoghi diversi, ma che sono collegate tra loro.

– Sistema diffuso d’azienda: in pratica, con tale termine si suole indicare un’azienda esistente solo in rete.

 

Le norme vigenti al momento sono:

– Per il telelavoro, nel Pubblico e nel Privato è consentito dall’articolo 4 della legge 191 del 1998, dove ci sono le linee guida per modalità di connessione, postazione, autenticazione ai sistemi, utilizzo della firma digitale e, comunicazioni tra uffici.

– La Legge 22 maggio 2017 n. 81 (art. 18-24) disciplina il lavoro agile inserendolo in una cornice normativa e fornendo le basi legali per la sua applicazione anche nel settore Pubblico.

Negli ultimi anni si è scoperto con sempre più chiarezza che dare la possibilità al lavoratore di organizzare il proprio tempo e spazio (dopo aver ricevuto le informazioni e gli strumenti adatti) porta benefici su livelli diversi come: l’ambiente e l’economia.

Nel mondo sempre più aziende cercano di lasciare il modello che prevede 8 ore per 5 o 6 giorni di lavoro, per dare la possibilità alle persone di massimizzare il tempo di lavoro, riducendolo e creando un benessere per la persona che si tramuta in produttività.

La visione delle aziende davvero agili (e che possono attivare questa modalità) è quella di orientare il lavoro verso il “rendimento“, non il “tempo“, ovvero, dato un obiettivo (e gli strumenti per raggiungerlo) non ha più importanza se quest’ultimo viene raggiunto in un mese di lavoro o un giorno, l’importante è che abbia assolto tutti i parametri discussi all’inizio.

#TeamMarea

 

Riferimenti:

– https://it.wikipedia.org/wiki/Lavoro_agile
– https://it.wikipedia.org/wiki/Telelavoro
– https://www.digital4.biz/…/smart-working/telelavoro-cosa-e…/
– https://www.forumpa.it/…/smart-working-cose-come-funziona-…/

 

Foto: Florencia Viadana – da Unsplash – Olivetti